Mi ricordo quaranta anni fa

Me lo ricordo, quel 1° ottobre di quaranta anni fa. Me lo ricordo bene, vestito com’ero col grembiule nero, il colletto rigido e il fiocco bianco.
Mi ricordo la confusione di altri bambini a cui non ero abituato, abitando lontano dal centro di un paese già piccolo, mi ricordo di essermi affacciato alla cattedra per chiedere alla maestra qual era il mio posto. Mi ricordo il primo bimbo con cui ho fatto amicizia, amicizia che è durata un bel po’, fino a che la vita non ci ha portato per strade diverse in luoghi, non necessariamente geografici, diversi.
Mi ricordo i finestroni della scuola del mio paese, che davano su una strada in cui avevo giocato per i miei pochi anni ma non avevo mai visto da quella prospettiva. E mi ricordo le tante cose attaccate al muro che mi hanno insegnato il passare del tempo, l’alternarsi delle stagioni e i frutti che quelle stagioni avrebbero portato; e quella magia di segni neri sulla carta che mi avrebbero fatto viaggiare senza muovermi dalla mia sedia.
Credo sia importante ricordare quel giorno, perché è stato l’inizio non dico di un’avventura, non sono mai stato un tipo avventuroso, ma di un percorso che ancora sto seguendo e che mi auguro di non lasciare mai.

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