Mark Knopfler – True Love Will Never Fade

Avevo 14 anni quando esplose il fenomeno rock dei Dire Straits, almeno in Italia. In Inghilterra erano già sulla cresta dell’onda da qualche anno, ma in Italia il grande successo da hit parade per i Dire Straits arrivò prima con i singoli Romeo & Juliet e Tunnel of Love (da Making Movies) e poi con Private Investigation e la lunghissima Telegraph Road da Love Over Gold. Non solo nella loro musica, ma anche nel loro look i Dire Straits avevano qualcosa che li distingueva dal resto della massa cantante che cominciava a far largo uso di videoclip per i loro brani: erano lontanissimi dalle cotonature pop dei gruppi come Duran Duran o Spandau Ballet, e dagli eccessi dei gruppi di glam rock come i Boston e gli Scorpion, in gran voga in quel periodo; apparivano anche meno “puliti” dei supergruppi come i Chicago, gli Eagles o i Supertramp; la loro musica non era enfatica e barocca come quella di Pink Floyd, degli Yes o dei Genesis: trasudavano rock dei bassifondi delle metropoli inglesi, trasandati il giusto da non sembrare drogati ma tutto sommato dalla faccia pulita.

Ovviamente dubito che qualcuno si ricordi i nomi degli altri componenti del gruppo, che già allora erano messi in ombra da quel magro chitarrista dal nasone triste e dagli occhi chiari, ma soprattutto venivano annichiliti di fronte al modo apparentemente calmo e tranquillo di suonare la chitarra ad una velocità impressionante senza plettro e soprattutto con un inconfondibile tocco blues: gli assoli di Mark Knopfler con i Dire Straits sono stati la cosa più ambita per chi in quegli anni si avvicinava alle sei corde.
Intorno ai miei 18 anni uscì Brothers In Arms, che probabilmente è il disco che in assoluto ho copiato di più ai miei compagni di scuola e ai miei amici, ma quelli non erano più i Dire Straits che mi avevano colpito, e quelli che seguirono (un solo album, On Every Street, molti anni dopo e praticamente ignorato) erano già qualche altra cosa.
Continuai per caso a seguire Mark Knopfler nelle sue uscite da solita, direi assai insolite (colonne sonore, duetti con star del country come Chet Atkins e Hammilou Harris, oppure come “ricercato” nei Notting Hillbillies o come cantante irish folk insieme ai Chieftains), ma il meglio di sé, per le mie corde, lo ha dato con i suoi dischi ufficiali da solista.
Dovessi sceglierne uno, avrei qualche difficoltà, perché nessuno è assolutamente straordinario, eppure tutti, in un modo o nell’altro contengono delle perle, in cui la voce calda e un po’ calante di Mark Knopfler, insieme al suo inconfondibile tocco a dita nude sulle corde delle sue chitarre, brilla di luce propria.
In effetti nei dischi da solista Knopfler ha virato bruscamente verso un rock blues con tinte country che a volte si macchiano di sonorità celtiche (Border Reiver, ad esempio, oppure Darling Pretty). Ogni album ha una sua hit da far ascoltare in radio e colpire immediatamente, ma le gemme di questi album si trovano tra le cosiddette “B sides” (anche se non ci sono più i 45 giri da girare sul piatto), a volte nemmeno incluse negli album.
Ve ne propongo una, contenuta nell’album “Shangri-la” ma da me rivalutata nell’ascolto dell’EP “The Sucker Row”, “Bakc to Tupelo”, in cui ci sono tutti gli elementi sopra citati per amare la sua musica: voce calda, chitarra folk-blues di sottofondo e una chitarra elettrica malandrina suonata da dita felpate a fare da controcanto:

Nei giorni in cui facevo la spola per l’ospedale per la nascita del mio Raffaele, avevo messo in macchina questa a ripetizione:

perché il nostro chitarrista non si diverte solo ad ammaliare con voce soffice e chitarra suadente, ma di tanto in tanto scrive anche testi notevoli, per chi non lo avesse già notato dai tempi di Romeo & Juliet o, ancor prima, di Angel of Mercy.
Cercate queste piccole perle, non riuscirete più a farne a meno: se posso permettermi, vi suggerisco anche una playlist, da mettere in un CD e ascoltare in macchina nei vostri viaggi, quando volete cullare i vostri bambini, o semplicemente rendere più piacevole il vostro viaggio:

1) Darling Pretty
2) Are We in Trouble Now
3) Done With Bonaparte
4) Je suis desolé
5) What It Is
6) Sailing To Philadelphia (in un duetto splendido con James Taylor a gara a chi ha la voce più calda e avvolgente)
7) Speedway to Nazareth
8) Silvertown Blues
9) Why Aye Man
10) The Ragpicker’s Dream
11) Quality Shoes
12) Ole Pigweed
13) Sucker Row
14) Back To Tupelo
15) Postcard From Paraguay
16) Don’t Crash The Ambulance
17) True Love Will Never Fade
18) Heart Full Of Holes
19) Punish The Monkey
20) Madame Geneva’s
21) Border Reiver
22) You Can’t Beat the House
23) Get Lucky
24) Pipers To The End
25) Camerado
26) Gravy Train
27) What Have I Got To Do
28) Small Potatoes
29) Sweet Dreams
30) Yakety Axe
31) The Next Time I’am In Town
32) Poor Boy Blues
33) Your Own Sweet Way
34) Feel like Going Home
35) The Lily Of The West
36) Going Home

I brani da 1 a 4 sono su Golden Heart
I brani da 5 a 8 sono su Sailing to Philadelphia
I brani da 9 a 12 sono tratti da The Ragpicker’s Dream
I brani da 13 a 16 sono tratti da Shangri-La
I brani da 17 a 20 sono tratti da Kill To Get Crimson
I brani da 21 a 24 sono tratti da Get Lucky
I brani da 25 a 28 sono chicche trovate come B Sides di vari CD singoli, che difficilmente troverete anche in rete, ma vale la pena di cercare bene.
I brani da 29 a 32 sono tratti dall’album Neck to Neck, insieme con Chet Atkins e solo Yakety Axe (la musica del Benny Hill Show) suonata da questi due vale la spesa del disco
I brani 33 e 34 sono tratti dall’albume Missing… Presumed Having Good Times dei Notting Hillbillies
Il brano 35 è tratto dall’album “The Black Veil” dei Chieftains
Il brano 36 è il tema principale del film “Local Hero”, la cui colonna sonora è stata scritta da Mark Knopfler.

Ok, per chi non ha in macchina un lettore di mp3, ci vorranno almeno 2 CD, ma credetemi ne vale la pena

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