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Ausmerzen – Marco Paolini

 

Non parlerò del contenuto di questo libro, emanazione, ad un anno di distanza, dell’omonimo spettacolo teatrale di Marco Paolini trasmesso in diretta da LA7 il 27 gennaio 2011 e tuttora disponibile in streaming a questo link, per chi avesse la voglia e la pazienza di seguirlo.
Parlerò invece di un pensiero che m’è venuto in mente leggendolo: ho pensato, questo libro dovrebbe essere distribuito a tutti, gratuitamente. Ho pensato anche che Marco Paolini ne avrebbe di certo avuto un danno economico, ma che gli effetti benefici che la diffusione del libro avrebbe potuto produrre sarebbero stati ampiamente superiori al danno del singolo.
Invece no: subito dopo, con un brivido, ho pensato anche che Marco Paolini non merita un trattamento dele genere, e che un autore come lui debba essere incoraggiato a proseguire il suo operato con la remunerazione per quello che scrive e che recita: ma peggio ancora, ho pensato che diffondere pubblicamente e gratuitamente il libro sarebbe del tutto inutile.
Lo scopo dello spettacolo teatrale e del libro non è diffondere la conoscenza su Aktion T4 e di cosa ha significato l’eugenetica nella prima metà del secolo scorso: nel libro è più facilmente percepibile che non nello spettacolo, ma il vero scopo del libro è quello di far riflettere e mettere in guardia: i germi di Acktion T4 sono ancora in circolazione e in periodi di crisi economica come quella che stiamo vivendo il rischio che l’infezione riprenda vigore sotto altre forme a cui non siamo del tutto vaccinati è ancora altissimo.


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Mi è appena arrivato l’ebook reader, di quelli classici con lo schermo e-Ink Pearl, solo per leggere. Ho pensato di inaugurarlo caricandoci sopra, come primo libro, la “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams; un po’ perché in questi giorni (l’11, per l’esattezza) ricorreva l’anniversario della nascita di Douglas Adams, un po’ perché se esistono oggetti come ebook reader e tablet è anche un po’ merito suo.

P.S. No, il titolo del post non è la mia età anagrafica, quella va in fila per tre col resto di due.


Obbiettivi Nikon, un oceano di sigle e una storia di (apparente) compatibilità

 

Dopo anni che non accedevo al mio profilo di Google Analytics, in cui vengono raccolte le statistiche del traffico su questo sito, ho scoperto che una pagina (questa, in particolare, ma anche altre contenenti articoli tecnici sulla fotografia digitale) porta ogni giorno alle mie pagine un centinaio di persone. Questo mi ha spinto a rivedere questa pagina aggiornandola e mettendola nel formato più adeguato al portale che ho scelto di utilizzare.
Come il precedente, questo articolo vuole essere una piccola guida all’interpretazione delle sigle degli obbiettivi Nikon, seguendo la storia dell’attacco F.
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La leggenda dei monti naviganti – Paolo Rumiz

 

«Le autostrade non hanno collegato la montagna alla città; hanno inghiottito le montagne.
Non hanno portato linfa vitale al paese, l’hanno svuotato».

Ho conosciuto Paolo Rumiz attraverso i suoi articoli pubblicati da Repubblica nel modo in cui decenni fa venivano pubblicati i romanzi, cioé a puntate: durante tutti i mesi di agosto, Rumiz si lancia in viaggi speciali che poi racconta, giorno per giorno, sulle pagine del quotidiano. Uno di questi viaggi, che mi ero perso sul quotidiano, l’ho trovato poi in libreria, in questo splendido libro.
In questo libro vengono raccontati due viaggi, che idealmente si raccordano l’uno con l’altro, attraverso le due catene montuose: il primo, attraverso le Alpi in bicicletta, dalle prime vette in Croazia e Slovenia fino alle Prealpi liguri, e il secondo fatto in Topolino, su e giù per gli Appennini, dalla provincia di Savona fin sopra l’Aspromonte. Le tappe del viaggio escludono a priori luoghi di villeggiatura montani, ma toccano volta per volta luoghi dove la montagna è ancora vissuta come ambiente da vivere, dove c’è ancora gente che fa attivamante manuntenzione del territorio e lo fa principalmente per amore della propria terra, e cioé lo stesso motivo per cui ha rinunciato alla vita facile di una città per quella più scomoda su un pendio montano. E se il viaggio attraverso le Alpi non fa altro che svelare luoghi già noti (più o meno tristemente) benché lontani da mete turistiche, quello attraverso gli Appennini parla di luoghi poco raccontati e quasi dimenticati, come se gli italiani fossero scivolati dalla spina dorsale del paese verso le coste. Ho usato il termine “spina dorsale” non a caso: gli Appennini racchiudono, più delle Alpi, lo spirito nativo e unitario del nostro paese nella diversità di tutte le regioni che attraversano. Sono Appennini sia le montagne che dividono l’Emilia dalla Toscana, sia la Sila e l’Aspromonte, che invece dividono il Tirreno dallo Jonio. Le Alpi completano questa unità dividendoci da altre genti, queste sì veramente diverse da noi.
Il libro non racconta solo i luoghi, ma soprattutto racconta gli incontri: dai grandi vecchi della montagna come Mauro Corona, Walter Bonatti e Mario Rigoni Stern, agli aspiranti eremiti come Vinicio Capossela e Francesco Guccini, fino alla gente più comune che vive nelle malghe nei piccoli borghi appenninici, perché una nazione è fatta soprattutto da persone più che da luoghi e da paesaggi. Un libro per riscoprire l’Italia unita nella sua diversità tra nord e sud, dove non sono le pianure (o padanie) e i fiumi a dividere, ma montagne ad unire. Leggendolo, vi verrà voglia di cominciare a salire su per le montagne più vicine, magari per scoprire che dall’alto le cose si vedono meglio e soprattutto prima.

Paolo Rumiz, La leggenda dei monti naviganti, Feltrinelli
Edizione 2007 nella collana “I narratori”, brossura, 339 pagine, 20 €, EAN 9788807017209 (disponibile anche in PDF con DRM Adobe, 13,99 €, EAN 9788807944055)
Edizione 2011 nella collana “Universale economica”, brossura, 352 pagine, 10 €, EAN 9788807722851


Usare un word processor? Preferirei di no

 


Questo lunghissimo post è dedicato a chi scrive; a chi in particolare scrive per lavoro, per passione o per semplice necessità e ha bisogno di scrivere testi complessi e articolati. Chiunque abbia dovuto scrivere una tesi di laurea, oppure un documento tecnico molto articolato, sa quanto sia complicato questo lavoro. Immagino quindi che siano in molti che come me, davanti al vuoto tremendo del foglio bianco, che sia di carta oppure quello schematizzato dalla finestra di un word processor, sente il terror panico che blocca la penna o la tastiera e anche le idee. Talvolta questo terrore viene semplicemente sbloccato dall’urgenza, ma resta quel disagio che può essere descritto in un semplice concetto: cioè quello di immaginarsi a scrivere da zero tutto il documento completo, partendo dall’inizio fino alla fine dello stesso.
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La strada verso la digitalizzazione in Italia è un sentiero pieno di spine

 

Due esempi di quanto la strada della digitalizzazione dei servizi, in Italia, sia ancora lunga, tortuosa e irta di spine.
Stamattina, per mie necessità, ho cercato di far ricorso agli sbandierati servizi online dell’INPS; avevo giò per fortuna, il PIN che credevo fosse il grimaldello in grado di aprirmi a tutti i servizi offerti dall’istituto previdenziale: già la scorsa estate avevo scoperto che quel PIN serve a ben poco per alcuni servizi, le cui domande vanno comunque presentate allo sportello o inviate via raccomandata, con quello che ne consegue in termini di disagio. Oggi che quei servizi sono “finalmente disponibili online”, riprovo e scopro che il PIN va convertito in PIN dispositivo: per far ciò, va stampato un modulo, firmato e consegnato ad uno sportello INPS (!), mandato via fax o scannerizzato e inviato con l’apposita funzione: in tutti e tre i casi serve qualcosa che potrebbe non essere così immediato: uscire dall’ufficio (perché l’orario degli sportelli INPS non è solitamente compatibile con il tuo), avere un fax o uno scanner sottomano. Ad ogni modo, risolto questo problema non sempre risolvibile in maniera immediata, è necessario comunque aspettare che la pratica sia evasa: viste le modalità in cui è necessario un intervento umano, temo che il tempo di evasione della pratica sia tutt’altro che rapida.
Secondo caso; sempre per lo stesso motivo serve un indirizzo di posta certificata; ricordando che esiste una PEC gratutita, benché fortemente limitata, offerta dalla pubblica amministrazione, provo a richiederne l’attivazione: finito di riempire il modulo, scopro che la pratica rimane sospesa fino a che non mi recherò di persona in un ufficio postale a far attivare la casella, munito di carta di identità e fotocopia della stessa.
Capisco che sia necessario un minimo di verifica da parte di chi eroga un servizio, ma qui siamo al limite della paranoia nel mettere ostacoli per chi ha necessità di usufruire di un servizio.


Tecnicamente non sono uno sfigato

 

Mi sono laureato a 27 anni, un mese e 15 giorni, quindi tecnicamente non rientro nella definizione così categorica del vice ministro del Welfare Martone.
Eppure mi sento comunque offeso da questa sua espressione, non tanto e non solo per il mancato rispetto di tutti quei poveri disgraziati che devono lavorare per mantenersi gli studi che non garantiranno loro un bel fico secco se non sono figli, che so, di un noto giudice e amico di famiglia di un esponente di spicco di un partito che ha guidato il paese per circa 17 anni, o per l’idiozia della definizione stessa, rilasciata pubblicamente e giustamente amplificata da tutti i media.
Mi sento offeso per l’ennesima dimostrazione di quanto sia facile che nel nostro paese una persona del tutto priva di buonsenso arrivi a ricoprire un ruolo tutto sommato importante come quello di vice di un dicastero, al di là del curriculum sbandierato vistosamente; dubito fortemente che una persona capace di rilasciare quelle dichiarazioni, sia in grado di scegliere il meglio quando ricopre le sue funzioni pubbliche.


Mark Knopfler – True Love Will Never Fade

 

Avevo 14 anni quando esplose il fenomeno rock dei Dire Straits, almeno in Italia. In Inghilterra erano già sulla cresta dell’onda da qualche anno, ma in Italia il grande successo da hit parade per i Dire Straits arrivò prima con i singoli Romeo & Juliet e Tunnel of Love (da Making Movies) e poi con Private Investigation e la lunghissima Telegraph Road da Love Over Gold. Non solo nella loro musica, ma anche nel loro look i Dire Straits avevano qualcosa che li distingueva dal resto della massa cantante che cominciava a far largo uso di videoclip per i loro brani: erano lontanissimi dalle cotonature pop dei gruppi come Duran Duran o Spandau Ballet, e dagli eccessi dei gruppi di glam rock come i Boston e gli Scorpion, in gran voga in quel periodo; apparivano anche meno “puliti” dei supergruppi come i Chicago, gli Eagles o i Supertramp; la loro musica non era enfatica e barocca come quella di Pink Floyd, degli Yes o dei Genesis: trasudavano rock dei bassifondi delle metropoli inglesi, trasandati il giusto da non sembrare drogati ma tutto sommato dalla faccia pulita.
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Quello che le donne non dicono

 

Nel dedicare a tutte le donne una bellissima canzone (anche se scritta da un uomo), vorrei augurare a tutti papà del mondo di provare la gioia della nascita di una figlia femmina, non perché tale gioia sia diversa da quella per un maschietto, ma perché avranno modo nella loro vita di apprezzare ancora di più quello che sono in grado di fare le donne, e per questo rispettarle tutte un po’ di più. Dubito seriamente che noi uomini, nonostante ci facciamo spesso belli della nostra forza, potremmo mai sopportare quello che una donna deve affrontare durante un parto.


John Mayer – Belief

 

Prima premessa: la cosa meravigliosa dei negozi di dischi è che per conoscerne il contenuto non è strettamente necessario leggere i risvolti di copertina come si fa per un libro: spesso il contenuto dei dischi si può ascoltare da apposite macchine appesi ai muri, o nei casi più raffinati, vicino alle casse viene esposto il disco che sta passando nel lettore in quel momento; in ogni caso, è sempre possibile chiedere ai commessi.
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