{"id":331,"date":"2011-11-23T22:28:06","date_gmt":"2011-11-23T20:28:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.emmeeffe.org\/?p=331"},"modified":"2012-02-08T09:58:22","modified_gmt":"2012-02-08T07:58:22","slug":"king-crimson-starless","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.emmeeffe.org\/?p=331","title":{"rendered":"King Crimson &#8211; Starless"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/4.bp.blogspot.com\/_bIgHZQu-UEA\/S3n0nWG7uKI\/AAAAAAAAAWE\/Fu2b7zcjuy4\/s400\/King+Crimson+-+Red.jpg\" title=\"King Crimson, Red (1975)\" class=\"alignleft\" width=\"200\" height=\"200\" \/>Quando iniziai a suonare la chitarra, precisamente la chitarra elettrica, presi la cosa abbastanza sul serio anche se non avevo nessuno con cui suonare: non potendomi permettere delle lezioni da insegnanti veri iniziai a studiare da autodidatta con tutto quello che trovavo. Agli inizi degli anni \u201990 Internet era appannaggio solo dei laboratori di informatica e telecomunicazioni degli atenei, e l\u2019unica fonte di istruzione per autodidatti, in qualsiasi campo dello scibile umano, era il passaparola o in mancanza di qualcuno in grado di passare parola, le riviste specializzate in edicola; per questo motivo, insieme ad un metodo di chitarra e ai dischi che mio padre non mi ha mai fatto mancare, cominciai a leggere riviste come \u201cGuitar Club\u201d e \u201cChitarre\u201d, dove si parlava di chitarre meravigliose, di effetti e amplificatori e soprattutto dove venivano pubblicati articoli su chitarristi pi\u00f9 o meno famosi con le intavolature di loro brani salienti. In quel periodo ero in trip per i grandi chitarristi rock blues come Eric Clapton e Jeff Back, con deviazioni sul rock pi\u00f9 duro di Led Zeppelin e Deep Purple. Poi avevo i dischi dei Genesis, degli Yes e dei primi Marillion solo da ascoltare, in quanto pressoch\u00e9 insuonabili da soli.<br \/>\nQueste riviste ogni tanto mi permettevano di scoprire nuovi orizzonti, con gruppi scomparsi e quasi dimenticati, e altri ancora attivi ma difficilmente rintracciabili sulle radio e nei programmi televisivi. Tra i tanti suggerimenti che uscivano da quelle pagine, un chitarrista in particolare ha solleticato la mia curiosit\u00e0 per numeri e numeri: Robert Fripp. A chi non ha molta dimestichezza con la musica degli anni \u201970, questo nome non dir\u00e0 nulla, forse il nome King Crimson potrebbe essere loro gi\u00e0 pi\u00f9 familiare.<br \/>\nDagli articoli presenti in quelle riviste sbucavano foto di un gentleman con occhialetti rotondi che difficilmente si sarebbero adattati alle immagini di rocker col torso villoso bene in vista come Robert Plant o Richard Blackmore, e un sorriso simpatico; dagli articoli, inoltre, si intuiva che questo Robert Fripp non era esattamente un musicista come lo intendevo io: si parlava di concerti eseguiti dietro dei separ\u00e8 per non mostrarsi al pubblico, di scuole di meditazione e cose che non riuscivo nemmeno a legare alla parola rock. Ricordavo per\u00f2 il nome del gruppo King Crimson come appartenente ad un generico insieme di rock cosidetto \u201cprogressive\u201d, la cui definizione mi \u00e8 tuttora quasi oscura. Insomma mettevo questo gruppo nello stesso calderone di Genesis, Yes, Gentle Giant e cos\u00ec via. Sempre leggendo le riviste si riusciva anche a ricostruire una discografia minima ed essenziale di ciascun personaggio che veniva presentato.<br \/>\nLeggendo quindi un articolo su Robert Fripp, ricavai una discografia da comprare, prima o poi, ed essendo di formazione tipicamente scolastica, partii dal primo disco dei King Crimson, \u201cIn the court of the Crimson King\u201d.<br \/>\nIl sospetto di qualcosa di strano mi era venuto guardando la copertina (il disegno del viso di un uomo che grida), ma l\u2019ascolto delle prime note fu un vero shock. L\u2019incipit di \u201c21st Century Schizoid Man\u201d \u00e8 qualcosa di terrificante per chi si aspetta una musichetta sullo stile di \u201cTrespass\u201d dei Genesis, pi\u00f9 o meno dello stesso periodo. La voce distorta e un ritmo aggressivo sono un pugno nello stomaco, che poi viene mitigato da tutto il resto, splendido, del disco. E anche il modo di suonare la chitarra di Fripp \u00e8 qualcosa di straniante, soprattutto per chi \u00e8 abituato al pi\u00f9 ad un giro di blues. Devo dire la verit\u00e0, dopo quell\u2019ascolto non diedi seguito all\u2019esplorazione della discografia dei King Crimson e li riposi nel dimenticatoio, anche se ogni tanto dalle riviste specializzate mi si riproponeva il faccione tranquillo di Robert Fripp, che non lasciava certo presagire il ritmo ansiogeno di quell\u2019incipit.<br \/>\nRitrovai i King Crimson qualche anno pi\u00f9 tardi su una bancarella dell\u2019usato dove trovai quasi tutta la discografia a pochi euro: comprai per intero, tirando anche sul prezzo, quel pacchetto che comprendeva sia dischi pi\u00f9 recenti come \u201cBeat\u201d e \u201cDiscipline\u201d che il seguito di quella discografia cos\u00ec brutalmente interrotta: \u201cIn The Wake of Poseidon\u201d, \u201cLark\u2019s Tongues in Aspic\u201d che tradotto dovrebbe significare pi\u00f9 o meno \u201cLingue di allodola in gelatina\u201d, tanto per capire che tipo dovrebbe essere stato Fripp, \u201cIsland\u201d, \u201cLizard\u201d dalla copertina bellissima e, soprattutto, \u201cRed\u201d.<br \/>\nCopertina nera, ritratto dei tre elementi del gruppo con luce radente, e solo cinque brani: il brano che d\u00e0 il titolo all\u2019album \u00e8 un pezzo strumentale tiratissimo, ma tutto l\u2019album \u00e8 un cambio di marcia rispetto al passato fatto di mellotron, sintetizzatori, violini e atmosfere rarefatte (tranne \u201c21st Century Schizoid Man\u201d, ovviamente). Questo \u00e8 rock cattivo, e la copertina scura d\u00e0 una perfetta indicazione del contenuto.<br \/>\nMa la perla dell\u2019album, a mio avviso, \u00e8 \u201cStarless\u201d. Va fatta attenzione, nello scegliere i dischi dei King Crimson, perch\u00e9 il titolo di un brano potrebbe essere confuso con quello di un album, oppure perch\u00e9 si potrebbe trovare un brano dallo stesso titolo in album molto diversi e pubblicati anche a dieci anni di distanza (\u00e8 il caso delle varie \u201cLark\u2019s Tongues in Aspic\u201d le cui parti sono presenti sia nell\u2019omonimo album che in \u201cThree of a perfect pair\u201d, pubblicato dopo dieci anni); \u201cStarless\u201d \u00e8 un brano di \u201cRed\u201d, mentre \u201cStarless and Bible Black\u201d, oltrech\u00e9 un verso della canzone \u201cStarless\u201d stessa, \u00e8 il titolo dell\u2019album precedente a \u201cRed\u201d.<br \/>\n\u201cStarless\u201d, dicevo: un brano all\u2019inizio etereo e sognante, in cui al basso e alla voce di John Wetton fanno da sottofondo caldo e morbido una melodia creata dal sustain della chitarra di Fripp e dal tappeto di sintetizzatori e archi gi\u00e0 ben noti ai fan dai primi dischi. La melodia si ripete per tre strofe, poi inizia il delirio: una chitarra lancinante che ripete una nota per qualche minuto, poi cresce di tono, si ripete ancora per qualche minuto e poi sale ancora, nel crescendo di basso e della batteria di Bill Bruford fino ad esplodere nel finale monumentale con la melodia iniziale tirata a mille e con il supporto del sax soprano di Mel Collins. L\u2019ultimo minuto del brano \u00e8 un orgasmo di ritmo e melodia, chiudendo un vero paradigma di rock progressive, tanto da sembra la conclusione di un viaggio nello spazio, dove si \u00e8 stati cullati dalla melodia iniziale e dopo aver attraversato il campo di asteroidi della parte centrale del brano. Ovviamente anche \u201cStarless\u201d, come tutti gli altri brani dei King Crimson in cui \u00e8 protagonista la chitarra di Fripp, \u00e8 praticamente impossibile da suonare, ma quando l\u2019ho scoperto, per fortuna, avevo gi\u00e0 appeso la chitarra al chiodo.<br \/>\nDopo \u201cRed\u201d i King Crimson cambiarono pelle mille altre volte, Fripp divenne sempre pi\u00f9 confusionario nella ricerca della sua identit\u00e0 chitarristica, ma all\u2019inizio degli anni \u201980 il Re Cremisi risorse nel suo nuovo corpo, pi\u00f9 solido e meno artificiale, fatto dal basso di Tony Levin e dalla voce e la chitarra di Adrian Belew; Bruford continu\u00f2 ad accompagnare Fripp e nelle sporadiche riapparizioni del Re Cremisi \u00e8 sempre l\u00ec a percuotere le sue pelli. Ancora oggi la formazione \u00e8 in perpetuo mutamento, ruotando sui perni fissi Fripp e Bruford, e ogni tanto sfornano dischi da titoli e dalle melodie criptiche e scure.<br \/>\nQuella che segue \u00e8 una rara ripresa dell&#8217;esecuzione dal vivo ad una televisione francese.<br \/>\nParte prima<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"420\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/iOXqkC12Ix8\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\nParte seconda<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"420\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/8aUSOmjbNuQ\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando iniziai a suonare la chitarra, precisamente la chitarra elettrica, presi la cosa abbastanza sul serio anche se non avevo nessuno con cui suonare: non potendomi permettere delle lezioni da insegnanti veri iniziai a studiare da autodidatta con tutto quello che trovavo. 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