{"id":325,"date":"2011-11-21T22:18:22","date_gmt":"2011-11-21T20:18:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.emmeeffe.org\/?p=325"},"modified":"2016-11-16T11:15:25","modified_gmt":"2016-11-16T09:15:25","slug":"spandau-ballet-through-the-barricades","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.emmeeffe.org\/?p=325","title":{"rendered":"Spandau Ballet &#8211; Through The Barricades"},"content":{"rendered":"<p>Sentiamo dire spesso che l\u2019adolescenza \u00e8 il periodo pi\u00f9 bello della vita, di cui spesso abbiamo ricordi meravigliosi, tanto da rendere pessimo qualsiasi altro ricordo, a confronto. Qualche responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 \u00e8 attribuibile anche a molti film chiamati, appunto, adolescenziali, che raccontano storie di ragazzi per lo pi\u00f9 belli, felici, allegri e spensierati, intenti a divertirsi e a correre dietro alle coetanee altrettanto belle, felici, allegre e spensierate.<\/p>\n<p><strong>Balle.<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 per tutti cos\u00ec, anzi: da quel poco che ho potuto vedere dalla mia adolescenza e da quella di alcuni di quelli che  mi stavano intorno, l\u2019adolescenza si \u00e8 rivelata essere un periodo terribile: affrontare lo specchio la mattina e gi\u00e0 l\u00ec, al primo gesto della giornata, sentirsi inadeguati rispetto alla met\u00e0 fortunata degli adolescenti descritti all\u2019inizio, \u00e8 una cosa che o fortifica le spalle rendendoti insensibile alle tormente che la vita ti far\u00e0 soffiare inevitabilmente contro, o ti stronca per sempre iniettandoti come un virus un senso di inadeguatezza perpetua. Per non parlare poi delle paure che fino a qualche mese prima nemmeno immaginavamo potessero esistere, mentre affrontavamo battaglie coi soldatini Atlantic o costruivamo mondi con i mattoncini Lego; oppure dell\u2019effetto disastroso di uno sguardo mancato o di vedere la ragazza che ci piaceva da impazzire andare a braccetto col figo della scuola, solitamente pi\u00f9 grande di te, pi\u00f9 bello di te, pi\u00f9 disinvolto di te, e via aggiungendo aggettivi a piacere ma rigorosamente \u201cpi\u00f9 di te\u201d. Ancora adesso, parlando di quei tempi, preferisco usare la prima persona plurale, non per una correttezza formale nello scrivere o un plurale majestatis del tutto ingiustificato, quanto piuttosto per un sentirsi gruppo insieme a tanti altri sfigati come me, per affrontare meglio quell\u2019orribile periodo della vita.<br \/>\nNon sono un sociologo n\u00e9 ho particolari nozioni di psicologia, per cui parler\u00f2 della mia adolescenza, e di quanto poco ho potuto apprezzarla. Facciamola corta: ero brutto, piuttosto impacciato e considerato il secchione della classe solo per la mia attitudine a fare i calcoli velocemente e senza penna; portavo degli occhiali con teglie in triplo fondo pirex al posto delle lenti; essendo di peluria scura (nonch\u00e9 caduca, scoprir\u00f2 poi) e ancora poco avvezzo al rasoio, avevo sempre un paio di baffi sotto il naso abbastanza ben percettibile. Il confronto con i \u201cpi\u00f9 di te\u201d sopra citati era impietoso, sempre, in ogni situazione e in ogni momento: e non c\u2019era possibilit\u00e0 che l\u2019essere il primo della classe potesse in qualche modo farmi risalire la china, se non nei brevissimi istanti che seguivano la distribuzione della versione di latino o del problema di matematica nei compiti in classe, salvo poi far svanire il magico effetto al termine degli stessi compiti in classe.<br \/>\nMa c\u2019era una cosa che mi faceva sentire pari o addirittura superiore (ovviamente senza un valido motivo per esserlo, ma bastava l\u2019impressione) a tutti quei \u201cpi\u00f9 di te\u201d, e che nessuno avrebbe potuto togliermi: la musica. Come tutti gli altri, compresi i \u201cpi\u00f9 di te\u201d, sentivo la stessa musica, amavo gli stessi gruppi musicali, leggevo gli stessi testi oppure cercavo di imparare gli stessi accordi. A risentirla ora, quella musica farcita di suoni elettronici primordiali e cos\u00ec ormai demod\u00e9, mi viene un misto di tenerezza e ribrezzo non facilmente descrivibile, perch\u00e9 il bel ricordo di questa o quella canzone inevitabilmente sono legati a momenti di confronto inevitabilmente in perdita con quei \u201cpi\u00f9 di te\u201d, ma rievocano anche i momenti di riscatto interiore, insieme al piacere quasi fisico che si provava ascoltandone alcune.<br \/>\nUn breve excursus storico, diciamo cos\u00ec: circa a met\u00e0 degli anni ottanta, due erano i main stream dei gusti adolescenziali: i Duran Duran, apprezzati principalmente dalle ragazze per via dell\u2019avvenenza quasi femminea dei tre quinti della band: Simon Le Bon, John Taylor e Nick Rhodes (gli altri due, Andy e Roger Taylor, nessuno li ha mai cagati in realt\u00e0, e quando sono stati sostituiti da Warren Cuccurullo e Nile Rodgers nessuno se n\u2019\u00e8 nemmeno accorto); e gli Spandau Ballet, dal seguito meno variegato e leggermente pi\u00f9 snob: eh s\u00ec, perch\u00e9 gran parte dei fan dei Duran Duran appartenevano al movimento modaiolo dei paninari, tamarri ante litteram stereotipati dalle scarpe fino al berretto: zatterone Timberland, jeans Levi\u2019s 501 strappati sulle ginocchia, maglie a scelta ma inevitabilmente sovrastata da piumino Moncler, possibilmente con braccia rimovibili. Gli Spandau Ballet, invece, si presentavano pi\u00f9 sobri (eccetto forse per i ciuffi del cantante), eleganti, pettinati e senza mascara negli occhi; inoltre facevano un pop pi\u00f9 morbido e di pi\u00f9 facile ascolto dei Duran Duran, e i loro seguaci erano assolutamente anonimi.<br \/>\nOvviamente fui sfigato anche nella scelta del gruppo preferito: c\u2019\u00e8 da dire che seguivo pi\u00f9 i gruppi dei dischi lasciatimi in eredit\u00e0 di mio fratello, quindi ero indietro di una buona decina di anni ascoltando i primi Genesis e i Pink Floyd, ma nella scelta del gruppo di cui parlare con i miei coetanei scelsi i meno seguiti, cio\u00e8 gli Spandau Ballet: che ovviamente vendevano meno, erano meno ascoltati dalle ragazze e di cui si parlava meno. Insomma mi ero auto emarginato.<br \/>\nPer\u00f2 avvenne un miracolo: mentre il paninaro impazzava al ritmo di \u201cWild Boys\u201d, gli Spandau Ballet tirarono fuori il loro pezzo migliore; era il 1986, e \u201cThrough The Barricades\u201d fece presto a diventare l\u2019hit single del momento, scalzando il brano dei Duran Duran dai vertici delle classifiche. Non che non abbiano fatto altri brani validi (come ad esempio \u201cI\u2019ll Fly For You\u201d o \u201cGold\u201d, oppure \u201cOnly When You Leave\u201d), ma con questo fecero proprio il botto: e il botto fu tanto forte che dopo l\u2019album che includeva il brano, non riuscirono pi\u00f9 a riprendersi: solo una recentissima reunion li ha riportati alla ribalta, facendo ironizzare molti commentatori sulla forma fisica di Tony Hadley, il loro cantante: dal duo de \u201cIl Ruggito del Coniglio\u201d, a riguardo, ho sentito la battuta migliore: \u201cGli Spandau Ballet ora sono in quattro, il quinto se l\u2019\u00e8 mangiato il cantante\u2026\u201d<br \/>\nIl brano \u00e8 indubbiamente gradevole, una ballata melodica con un arpeggio di chitarra pulito e di effetto che si ripete pi\u00f9 volte nel cantato, via via in crescendo, fino all\u2019esplosione corale e al finale smorzato. Il testo evoca un vago sentimento di nostalgia di amori passati in mezzo alla guerra civile dell&#8217;Irlanda del Nord, ma non \u00e8 poi cos\u00ec profondo come altri brani dello stesso periodo, pur dotati di una melodia molto meno accattivante. Il pezzo forte del brano, comunque, rimane l\u2019arpeggio iniziale che si ripete pressoch\u00e9 invariato in tutte le strofe: ricco di difficolt\u00e0 per chi si dilettava al tempo con la chitarra e non aveva scoperto la tragica verit\u00e0 che mentre si suona gli altri si baciano\u2026<br \/>\nPer\u00f2 quell\u2019arpeggio lo imparai alla perfezione, anche grazie ad uno dei pochi \u201cpi\u00f9 di te\u201d con un cuore e una rara umanit\u00e0 (purtroppo oggi scomparso per un male incurabile a soli 34 anni), che mi dedic\u00f2 l\u2019attenzione necessaria per insegnarmi quell\u2019arpeggio.<br \/>\nNon che questo mi abbia reso pi\u00f9 attraente agli occhi delle ragazze di allora, n\u00e9 mi abbia consentito di farmi dire \u201cBravo!\u201d da quelli che mi ascoltavano (perch\u00e9, come dicevo, erano solitamente intenti a pomiciare). Ma l\u2019aver imparato un brano che era nel cuore di tutti, almeno per il periodo che fu ai vertici delle classifiche, mi ha riempito di soddisfazione e, soprattutto, mi ha dato un buon motivo per ricordare la mia adolescenza.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"420\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/vYc-8XxFp6c\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sentiamo dire spesso che l\u2019adolescenza \u00e8 il periodo pi\u00f9 bello della vita, di cui spesso abbiamo ricordi meravigliosi, tanto da rendere pessimo qualsiasi altro ricordo, a confronto. 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